Harry Houdini

Harry Houdini

Il mistero dell’aldilà e della possibilità di una vita ultraterrena ha da sempre intimorito e affascinato gli uomini, tanto da spingere i più ardimentosi a sfidare la morte stessa, nel disperato tentativo di vincerla.

Uno di questi uomini è stato Harry Houdini, nato Budapest il 24 marzo 1874 e morto a Detroit il 31 ottobre 1926.

Figura di spicco del ventesimo secolo, Houdini, mago e illusionista fra i più grandi mai esistiti, è divenuto celebre come indagatore dell’occulto, del mistero della vita e della morte, appunto, e si è affermato anche come attore e cineasta, fedele fino alla fine al personaggio che aveva creato intorno a sé. Maestro dell’autopromozione, fu il primo ad intuire la necessità di dare vita  a quello che oggi definiremmo un personal brand, padrone di una capacità del tutto originale di raccontarsi e di scolpire la propria storia nei secoli.  

Ma partiamo dall’inizio, e ripercorriamo insieme le tappe fondamentali che hanno contraddistinto il suo cammino fino al successo.

La vita

Erik Weisz (questo il vero nome di Houdini), dopo i primi 4 anni trascorsi in Ungheria, si trasferisce con la famiglia in America, dove il padre diventa rabbino della comunità ebraica di Appleton, nel Wisconsin. A causa delle pesanti difficoltà economiche, però, il bambino comincia a lavorare già all’età di 8 anni, rendendosi utile come può. Il suo straordinario spirito di intrapendenza nasce probabilmente allora. Infatti, il piccolo Houdini arriva presto ad esibirsi, prima per gli amici più stretti e poi per tutta la comunità, come equilibrista, affibbiandosi nomi altisonanti come “Ehrich principe dell’aria” o “Ehrich il grande”. La sua carriera subisce però una prima battuta d’arresto nel 1892, quando, in seguito alla morte del padre, il ragazzo è costretto a trovare impiego nella fabbrica di cravatte “Richter&Sons”. 

Ma la vita in fabbrica non fa per lui e, all’età di 17 anni, Houdini decide di consacrarsi alla magia. Insieme al fratello Theo mette su duo ed inizia a presentarsi al mondo con il nome di Harry Houdini, pseudonimo scelto come omaggio a due suoi idoli, prestigiatori anch’essi: Harry Kellar e Robert Houdin.

Due anni dopo, nel parco di divertimenti di Coney Island, Harry conosce Beatrice Rahner, Bess, come la chiamavano tutti, e se ne innamora perdutamente. I due giovani si sposano quasi subito e Bess entra a far parte dello show insieme ai due fratelli. 

Tra tutti i numeri che il trio proponeva ce n’era uno che impressionava in modo particolare il pubblico: l’evasione da un paio di manette che venivano prese in prestito e controllate dal pubblico. 

Eccola l’escapologia, per cui il mago diverrà tanto celebre, ecco la chiave del successo!

Houdini, sfruttando le sue straordinarie capacità, ben presto mette a punto performance in cui riesce a liberarsi non solo da semplici manette, ma anche da catene e catenacci e perfino a fuggire da elaborate prigioni. 

Attirato dalla crescente fama di Houdini, l’impresario Martin Beck gli propone addirittura una tournée europea che si rivela da subito però tutt’altro che una passeggiata. A Londra infatti il nome di Houdini è pressoché sconosciuto e, per conquistare il pubblico d’oltreoceano, il prestigiatore escogita un altro dei suoi ambiziosi progetti: lancia una sfida nientepopodimeno che a Scotland Yard, promettendo che sarebbe riuscito ad evadere dalla loro cella più sicura.

La sfida viene raccolta, non senza ilarità, dalla polizia londinese, che non tarderà, però, a pentirsene. Houdini, infatti, fugge dalla sorvegliatissima prigione e l’impresa gli vale un ingaggio di sei mesi presso il teatro Alhambra, oltre che, ovviamente, il tanto agognato successo nel vecchio continente. 

Nel 1904 Houdini torna in America e, per ravvivare l’interesse degli spettatori, da vita ad una vera e propria campagna mediatica promuovendo il suo nuovo sensazionale numero di escapologia; legato a testa in giù ad un argano con una camicia di forza indosso, decine di migliaia di persone lo guardano dimenarsi per interminabili secondi per poi ritrovarlo completamente libero e con le braccia allargate.

Non c’è neanche da dire che il teatro che lo ospitava faceva il pienone tutte le sere. Houdini aveva capito che il modo migliore per attirare il pubblico era quello di fargli sapere che a una certa ora di un certo giorno un uomo era pronto a rischiare la sua stessa vita: “Il fascino della morte” diceva “attira le persone come le mosche sul miele”.

Le esibizioni di Houdini diventano così sempre più incredibili e sempre più rischiose. Ricordiamo quando si fece ammanettare e si gettò in un fume, o quando rinchiuso in una cassa legata e inchiodata si fece abbandonare in mare o ancora quando entrò in un bidone d’acciaio del latte pieno d’acqua chiuso esternamente da lucchetti e, come ogni volta, ne uscì indenne.

L’apice viene poi raggiunto nel 1912, quando Houdini inventa il più grande e strabiliante numero i tutti i tempi: la fuga dalla pagoda della tortura dell’acqua. Si trattava di un ampio contenitore, con le pareti in vetro e riempito d’acqua, in cui Houdini si calava a testa in giù con i piedi incastrati nel coperchio; la pagoda veniva poi coperta da una tenda e dopo solo pochi attimi di attesa eccolo ricomparire, Harry, tutto bagnato, e con il contenitore ancora chiuso, fra gli spettatori esterrefatti. 

Ormai Houdini è l’artista più pagato d’America e la sua curiosità comincia a spostarsi verso il cinema. Nel 1918 gira un serial intitolato “The Master Mistery”, a cui seguono diversi altri film. In quel periodo incontra Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, con cui il prestigiatore condivide l’interesse per lo spiritismo e per l’attività di quanti sostenevano di poter comunicare con i morti.

Nei suoi ultimi anni di vita, grazie alla sua profonda conoscenza delle tecniche di illusionismo, Houdini si dedica allo smascheramento di falsi medium e sedicenti maghi che professavano conoscenze ultraterrene.  Tiene addirittura conferenze a riguardo e, com’era suo costume, lancia una sfida proprio ai medium, dichiarando che avrebbe pagato la somma di 5000 dollari se non fosse riuscito a riprodurre ogni loro presunto fenomeno spiritico. Ovviamente nessuno ritirò mai i 5000 dollari. 

La morte

È il 22 ottobre 1926. Houdini è in un camerino del teatro di Montreal quando bussa alla porta ed entra un giovane studente, Gordon Whitehead, che gli domanda se è vero ciò che aveva sentito dire, cioè che Houdini era in grado di incassare violenti pugni nello stomaco senza risentirne. Harry gli risponde che si, è effettivamente capace di farlo, purchè avvertito prima del colpo. Gordon gli chiede allora una dimostrazione ma, mentre Houdini sta per alzarsi dal divano su cui era seduto, gli sferra un pugno improvviso allo stomaco con tutta la sua forza. Sul volto di Houdini si dipinge una smorfia di dolore. Le fitte allo stomaco diventano sempre più acute e lo spettacolo di quella sera è un vero e proprio calvario. Ciò nonostante Houdini decide di esibirsi anche il giorno dopo ma, giunto, subito dopo le performance, sul treno che avrebbe portato lui e la sua compagnia a Detroit, non riesce più a nascondere il dolore e racconta a sua moglie l’accaduto. Arrivati a Detroit un medico gli diagnostica un’appendicite acuta e chiama immediatamente un’ambulanza. Houdini si rifiuta però di andare in ospedale: il teatro era tutto esaurito e lui non voleva deludere il suo pubblico. Quel che gli costò portare a termine quello spettacolo nessuno lo seppe mai. Alle tre del mattino Houdini viene ricoverato in ospedale e operato il pomeriggio seguente. Purtroppo la peritonite causata dalla perforazione dell’appendice non gli lascia molte speranze. Per una settimana lotta con la morte con tutte le sue forze finchè, una mattina, stremato, afferra la mano di Bess e se la porta al cuore. Le fa ripetere la loro solenne promessa, ovvero che chi fosse morto prima dei due avrebbe cercato di tornare fra i vivi, e rievoca con lei le parole del messaggio che avevano convenuto, ROSABELLE, seguito dalle parole in codice che significavano CREDERE. Quando lei avesse sentito quelle parole avrebbe capito che era lui a parlare. Bess rimane al capezzale del marito tutta la mattina e, quando sente che la fine è prossima, si china su di lui e lo tiene abbracciato. Houdini non può parlare, ma il suo sguardo è fisso sul volto della moglie. Poi chiude gli occhi, per sempre. Sono le 13.26 del 31 ottobre 1926, la vigilia di Ognissanti, la notte in cui, si dice, gli spiriti dei defunti tornano sulla terra.

Harry Houdini è morto oltre 90 anni fa ma continua a essere un mito. E lo sarà ancora a lungo per come ha saputo innovare le sue performance e per le qualità umane che lo hanno contraddistinto.

E’ stato un grande maestro della fuga ma anche un abilissimo promotore della sua arte. Proprio il suo talento nell’arrivare al pubblico fa riflettere su un punto fondamentale del successo: anche l’idea migliore ha bisogno di farsi conoscere, accettare e apprezzare. Come ogni grande artista, Houdini amava il suo pubblico e lo voleva sinceramente stupire ed emozionare. A modo suo ha anche cercato di proteggerlo, smascherando truffatori di ogni sorta.

Resta poi l’ammirazione per il suo lavoro, portato avanti con passione, genio e dedizione. Basti pensare che un trucco, per funzionare e lasciarci a bocca aperta, ha bisogno di molto allenamento e di capacità di osservazione. E, soprattutto, del coraggio di mettersi in discussione.

Il mio cervello è la chiave che mi rende libero.
– Harry Houdini –

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